Universo simulato: il nostro universo è un fake?

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Universo simulato

Universo simulato: il nostro universo è un fake? L’idea che l’umanità possa vivere in una realtà artificiale, un universo simulato è solo fantascienza?

Universo simulato: il nostro universo è un fake? Il filosofo Nick Bostrom, direttore del Future of Humanity Institute all’Università di Oxford, descrive un universo falso come un «software di simulazione ricco di dettagli, compresi i predecessori storici, realizzato da una civiltà tecnologicamente molto avanzata.»

È come nel film “The Matrix”, ha detto Bostrom, a parte che «invece di avere dei cervelli in vasche alimentati da un simulatore tramite input sensoriali, il cervello farebbe anch’esso parte della simulazione. Un enorme programma del computer che simula tutto, compreso il cervello umano, fino a neuroni e sinapsi.»

Nick Bostrom non sta affermando che l’umanità vive in un tale simulazione. Piuttosto, la sua ipotesi “simulazione” mira a dimostrare che uno di questi tre scenari deve essere vero:

Tutte le civiltà si sono estinte prima di diventare tecnologicamente mature;
Tutte le civiltà tecnologicamente mature perdono interesse per la creazione di simulazioni;
L’umanità sta letteralmente vivendo in una simulazione al computer.

Il suo pensiero è che tutte le civiltà cosmiche o scompaiono (per esempio autodistruggendosi), prima di diventare tecnologicamente capaci, o tutte decidono di non generare più simulazioni universali (ad esempio, stabiliscono che le simulazioni non sono etiche, o sono troppo noiose). La parola chiave è “tutto” – perché se qualsiasi civiltà del cosmo sapesse generare queste simulazioni, i mondi simulati si moltiplicherebbero rapidamente e, quasi certamente, l’umanità farebbe parte di uno di essi.

Il visionario di tecnologie, Ray Kurzweil, ha ipotizzato, «forse tutto il nostro universo è un esperimento scientifico dello studente di una scuola superiore di un altro universo. (Visto come stanno andando le cose – scherza – Non avrà un buon voto!).»

La visione del mondo di Kurzweil è basata sulle implicazioni che comporta la crescita esponenziale della potenza di calcolo. Secondo Kurzweil una simulazione precisa non significa che sia diversa dalla realtà. La prova che questo universo “gira” su un computer sta nel fatto che «le leggi fisiche sono insiemi di processi di calcolo» e «le nostre informazioni si evolvono continuamente e sono manipolabili, in esecuzione su qualche substrato computazionale». Questo significherebbe che «l’universo è un computer». Kurzweil ha aggiunto che considera se stesso un «modello di informazioni».

«Sono un patternist», ha dichiarato. «Penso patterns, questo vuole dire che le informazioni sono la realtà fondamentale.»

(NdR: “Patternist” è un termine inglese preso a prestito da una serie di romanzi di fantascienza di Octavia E. Butler , può essere tradotto in “Un insieme di schemi”. “Penso patterns” vuol dire “Penso secondo degli schemi”).

Come capire se viviamo in una simulazione?

Se tutti siamo immersi in questa simulazione come facciamo ad accorgercene? Brin propone l’esistenza di una “backdoor” nel programma che consenta agli ipotetici programmatori di controllare le persone. Poi corregge, «Se viviamo in una simulazione universale, allora tutto è software, ogni atomo del nostro universo. Non può esserci una “backdoor” lasciata socchiusa dai programmatori.»

Marvin Minsky, informatico e scienziato specializzato nel campo dell’intelligenza artificiale, ha ampliato la distinzione fra tre tipi di simulazione: cervelli in vasche; simulazione universale di puro software; simulazione universale di fisica pura.

«Sarebbe molto difficile distinguerli», ha detto Minsky, «a meno che il programmatore non abbia fatto qualche errore – se ci si accorge che alcune leggi della fisica sono discordanti, se si scoprono errori di arrotondamento, allora si potrebbe vedere attraverso le reti del computer cosa c’è dietro.»

«Se fosse questo il caso, significherebbe che l’universo è più semplice da comprendere di quanto gli scienziati avevano immaginato, e che si potrebbe anche trovare il modo per cambiarlo.»

Il pensiero che la realtà dove ci troviamo non sia quella definitiva, per molti, può essere inquietante, ma non per Minsky: «Non sarebbe bello sapere che facciamo parte di una realtà ancora più grande?»

L’articolo continua alla fonte alienreport.it