TESS e Webb a caccia di vita sui pianeti alieni

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TESS e Webb a caccia di vita sui pianeti alieni

TESS e Webb a caccia di vita sui pianeti alieni
A giugno, da Cape Canaveral (Florida) partirà il razzo che porterà in orbita un nuovo satellite super-avanzato, progettato per andare a caccia di pianeti extrasolari.

TESS e Webb

Da TESS- acronimo di Transiting Exoplanet Survey Satellite– la NASA si aspetta strabilianti scoperte: con le sue quattro telecamere monitorerà costantemente oltre 200 mila tra le stelle visibili più brillanti, focalizzandosi sui loro minimi cali di luminosità provocati dal passaggio di pur piccoli e lontanissimi mondi alieni.

Durante i due anni di missione, gli astronomi contano di poter individuare migliaia di esopianeti , più di quanto non abbia fatto nella sua onorata carriera il telescopio spaziale Kepler. “Questa indagine mai fatta prima d’ora ed estesa a tutta la volta celeste identificherà tanto i giganti gassosi quanto i pianeti simili alla Terra, in un ampio raggio di tipi di stelle e di distanze orbitali, inclusi mondi rocciosi nelle fasce di abitabilità dei loro soli. Nessuno studio dalla superficie terrestre potrebbe compiere questa impresa”, si legge in un comunicato diffuso dall’ente spaziale americano.

TESS doveva essere lanciato tra poco, il 20 marzo, ma la partenza è stata posticipata di qualche mese su richiesta di SpaceX, la società di Elon Musk incaricata di portare in orbita il satellite con il suo Falcon 9– il primo razzo che riesce ad atterrare e ad essere poi riutilizzato.

Una volta scoperti da TESS, i nuovi mondi verranno poi analizzati uno ad uno dal James Webb Space Telescope– un altro prodigio della tecnologia in dirittura di arrivo- in grado di comprenderne la composizione chimica e quindi l’eventuale presenza di condizioni adatte alla vita. Nato da una collaborazione tra NASA, ESA ( l’agenzia spaziale europea) e la CSA (Canadian Space Agency), è considerato il più evoluto telescopio agli infrarossi del prossimo decennio.

TESS e Webb a caccia di vita

Anche sul JWST la NASA punta molto e non solo per accertare l’abitabilità di pianeti a distanza di anni luce, ma anche di altri molto, molto più vicino a noi. C’è infatti il progetto di utilizzarlo per conoscere meglio Marte. Oggi- scrive Christine Pulliam sul sito dell’ente spaziale- è un deserto dalle temperature proibitive, con un atmosfera ricca di anidride carbonica 100 volte più sottile della nostra, ma una volta doveva apparire assai diverso e decisamente più simile alla Terra, con grandi oceani, laghi e fiumi.

Il James Webb Space Telescope verrà puntato sul Pianeta Rosso nel suo primo anno di attività- una fase detta Ciclo 1- ovvero da maggio a settembre 2020.

“Sarà estremamente interessante calcolare gli elementi chimici nell’atmosfera marziana”, dice Heidi Hammel, astronoma planetaria, vice presidente dell’associazione che riunisce le università che svolgono ricerca in campo astronomico e a capo del progetto. “Ancora più importante, questi dati saranno immediatamente a disposizione della comunità scientifica per permettere di pianificare altre dettagliate osservazioni con il Webb nei cicli successivi.“

Un progetto che sembra riempire di entusiasmo i ricercatori, convinti di poter ottenere informazioni di grande rilevanza. “Non vediamo l’ora di avere le osservazioni su Marte del nuovo telescopio. Già so che saranno fantastiche, con il potenziale di immediate scoperte”, ha commentato ad esempio Jim Green, che del dipartimento di scienza planetaria della NASA è il direttore. Il JWST, secondo le attese, farà più e meglio delle strumentazioni in uso per studiare Marte, ovvero le sei sonde in orbita e i due rover sulla sua superficie.

TESS e Webb razzi

Infatti, il Webb sarà in grado di riprendere, in un solo scatto, l’intero disco marziano, a differenza delle sonde alle quali servono più riprese effettuate in momenti diversi per ottenere un’immagine complessiva, meno realistica perché soggetta alle variazioni quotidiane.

I robot come Curiosity, invece, possono dare dati solo su una ridottissima percentuale di territorio- quello che attraversano. Il telescopio poi avrà un’eccellente risoluzione spettrale, spiega la Pulliam, ovvero una grande capacità di misurare piccole differenze nella variazione della lunghezza d’onda della luce, e rispetto alle strumentazioni sulla Terra non subirà nemmeno l’interferenza della nostra atmosfera.

TESS e Webb a caccia di vita sui pianeti alieni

Ma non mancano le difficoltà. Il Webb è stato infatti progettato per osservare obiettivi estremamente lontani e deboli, come per l’appunto sistemi planetari a distanze siderali, mentre Marte è estremamente vicino e luminoso. Inoltre, sottolinea Stephany Milam, del Goddard Space Flight Center, quando il telescopio sarà impegnato nel progetto marziano, si potrà testare sul campo la sua capacità nel tracciare oggetti in movimento lungo la volta celeste, un elemento chiave quando si investiga sul nostro sistema solare.

Nello specifico, gli astrobiologi sperano di ottenere dal Webb una risposta decisiva sulla possibilità che ci sia vita sul Pianeta Rosso. Sappiamo che quasi tutta l’acqua una volta presente è evaporata in epoche molto antiche.

Si può stabilire quanta sia scomparsa misurando l’abbondanza di due diverse forme di acqua nell’atmosfera marziana: H2O, la molecola normale, e HDO, la molecola nella quale un atomo di idrogeno è stato rimpiazzato in modo spontaneo dal deuterio ( la cosiddetta “acqua pesante”). Nel tempo, la fuga del più leggero atomo di idrogeno ha portato ad uno squilibrio nel rapporto tra H2O e HDO, indicativo di quanta acqua sia evaporata. E il Webb lo potrà misurare in diversi momenti, luoghi e stagioni.

“Potremo ottenere un’accurata misurazione del rapporto tra H2O e HDO che ci permetterà di determinare quanta acqua sia effettivamente andata persa nello spazio. Ma potremo anche determinare quanta viene scambiata tra il ghiaccio polare, l’atmosfera e il suolo”, dice Geronimo Villanueva, un altro scienziato della NASA coinvolto nel progetto. Infatti, è ormai certo che su Marte esiste anche acqua in forma liquida: sono stati fotografati dei rivoli che scendono lungo dei pendii durante la stagione di disgelo. E gli astrobiologi dicono sempre: dove c’è acqua allo stato liquido, c’è vita…

Potrebbe essere vero anche per il Pianeta Rosso. Lo ipotizzano molti ricercatori, specie dopo che nel 2003 sono state scoperte tracce di metano nell’aria marziana. Il metano può essere prodotto da processi geologici, è vero, ma può anche generarsi da attività biologiche. Chissà, forse nel sottosuolo di Marte vivono colonie di batteri (o forme di vita magari anche più complesse) in attesa di essere individuate. E se ci sono, dicono alla NASA, il Webb ce lo dirà.

Fonte: extremamente.it – Autore Sabrina Pieragostini
Fonte IGM: extremamente.it
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