In Sardegna si trova l’unica ziqqurat d’Europa

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In Sardegna si trova l'unica ziqqurat d’Europa

Lungo la strada che da Sassari conduce a Porto Torres, si incontra l’unica ziggurat del Mediterraneo. Si trova in una vasta pianura ed è uno dei monumenti preistorici più antichi della Penisola italiana.



Gli scavi che hanno dato alla luce il monumento sono stati quelli seguiti da Ercole Contu. E’ una grande struttura troncopiramidale (m 36 x m 29) costruita su grandi blocchi affiancati riempiti di materiale quale terra, pietre, albino. E’ stata considerata l’unico esempio di ziqqurat dell’intera Europa.

Il tempio è stato datato risalente al 4500 a.C., al Neolitico Medio, quando vi erano insediamenti di capanne a pianta circolare di paglia e legno. L’area sacra è impreziosita dalla presenza del menhir e da un altare sacrificale, oltre che da un omphalos o pietra rotonda. Questa pietra è assai curiosa se si pensa che letteralmente significa “ombelico” e che la sua funzione non è ancora stata scoperta. Si pensa che così lavorata potesse simboleggiare un luogo sacro, dove la realtà del mondo (pietra) era toccata da quella del divino (sfera).
All’inizio vi era solo una rampa alla cui sommità vi si trovava un edificio che era il tempio vero e proprio, intonacato di rosso ocra, ma di esso resta oggi solo il pavimento. Probabilmente distrutto da un incendio, venne innalzata la piramide con una seconda terrazza e ricostruito il tempio.

Esiste all’interno una camera, di cui ancora non se ne conosce il contenuto, per via del forte pericolo di frana che potrebbe far crollare tutto. Forse, proprio come nelle ziqqurat mesopotamiche, vi si trova ancora il letto sacro sul quale il sacerdote si accoppiava ogni anno con una vergine per il rituale della fertilità della terra.

Anche se ziqqurat significa letteralmente il tempio del sole, questo santuario fu dedicato a due divinità lunari, il dio Narma e la dea Ningal.
Fu abbandonato come luogo e come culto verso il 1800 a.C. quando in Sardegna si diffuse una nuova cultura, quella dei “Bonnanaro” dedita a rituali legati ai nuraghi. Il luogo fu utilizzato in seguito come tomba, fu trovato risalente alla prima Età del Bronzo, una sepoltura di un bambino con tutto il suo corredo funerario. Purtroppo verso i giorni nostri la piramide fu utilizzata come luogo di avvistamento e difesa militare, vi fu scavata persino una trincea che procurò danni irreparabili.

Sul retro del santuario è possibile trovare una stele in granito su cui è scolpita una figura femminile, probabilmente la divinità venerata sul Monte. Ed è proprio questa figura la protagonista della nostra leggenda.
La leggenda
Chi ha fatto costruire una ziqqurat mesopotamica proprio qui? La Sardegna, anche se può sembrare un luogo isolato e difficile da raggiungere, al contrario un tempo era un importante punto di approdo di moltissime civiltà, egiziane, romane, greche, fenice, mesopotamiche.

Una leggenda narra che la piramide fu voluta da un re mesopotamico di nome Uruk, principe-sacerdote delle sue terre, che fuggito chissà per quale motivo, si stabilì in terra sarda con tutta la sua tribù. Dopo aver pensato alle capanne decise di erigere come protezione anche un tempio, qualcosa che fosse in relazione conla sua religione, una ziqqurat, ma, invece che dedicarla al sole (ziqqurat significa infatti il tempio del sole) decise di dedicarla alla Luna. Vennero portate pietre dalla costa che miste al calcare del posto davano vita alla costruzione di volta in volta. Il lavoro era complesso, dato che all’interno della struttura venne scavata una stanza, e, il tutto, doveva sostenere il tempio posto alla sommità.
Una scala verso io cielo, che doveva insegnare il percorso spirituale verso l’immortalità. Una notte Uruk fu visitato da una donna bellissima che gli disse di mostrargli il tempio. Re Uruk le rispose che non era possibile finchè non fosse terminato, ma la fanciulla gli fece visita tutte le notti successive con la stessa richiesta. Un giorno però gli disse qualcosa di diverso, ovvero di correre ai ripari perchè sarebbe arrivata una terribile tempesta che avrebbe raso tutto al suolo. Lo salutò e fu quasi un addio, dato che gli accennò che non si sarebbero più rivisti, ma se un giorno fosse tornata, sarebbe stato per sempre.
La tempesta infine arrivò, ma il re ebbe tutto il tempo per proteggere il suo popolo. Tutto veniva devastato dalla forza della natura, tranne un elemento, che sembrava quieto nel cielo, era la luna, placida, che lo osservava dall’alto.

Quando infine tutto si placò, di fronte ad Uruk si parò uno spettacolo imprevisto. Al posto del santuario vi era una collina, tutto era stato ricoperto. Forse così aveva desiderato le Dea che ormai aveva compreso essere stata quella donna. La dea che aveva rinunciato alla sua divinità per amore e per diventare una donna aveva distrutto il tempio a lei dedicato. Re Uruk decise di tornare a casa, in Mesopotamia, sicuramente con lei, con la quale avrebbe trascorso il resto della sua vita.
Effettivamente Monte D’Accoddi fu scoperto proprio così, scavando una collina di terra; si decise di farlo perchè la collina era troppo anomala agli occhi che passavano di lì per caso, una collina quasi artificiale in un luogo pianeggiante.

Ancora oggi permane un fortissimo senso di sacralità che non può far a meno di invadere chi si reca in questo luogo sacro.

Fonte: luoghimisteriosi.it
Fonte IGM: luoghimisteriosi.it
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