Pietre di Ica le misteriose rappresentazioni

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Pietre di Ica le misteriose rappresentazioni

Pietre di Ica le misteriose rappresentazioni
Le Pietre di Ica sono una collezione di pietre di andesite recanti una serie di incisioni superficiali, fra cui rappresentazioni di dinosauri e tecnologia avanzata. Sono state scoperte in una grotta, dall’ubicazione sconosciuta, vicino alla città di Ica, in Perù, e rese note dal medico peruviano Javier Cabrera Darquea. Nonostante sia stato riferito che una piccola quantità di pietre simili sia stata portata in Spagna nel sedicesimo secolo.

Pietre di Ica

Pietre di Ica le misteriose rappresentazioni – Il deserto di Ocucaje, in Perù, è un territorio arido e sabbioso posto ai piedi della catena delle Ande, vicino all’altopiano di Nazca, celebre per i suoi disegni, e non lontano da Paracas, località nota per il suo “candelabro di sabbia”. Il deserto ha una grande rilevanza archeologica, in quanto, all’inizio del 1900, furono scoperte vastissime necropoli delle culture Nasca e Paracas (datate fra il 400 a.C. e il 400 d.C.), contenenti centinaia di mummie e migliaia di oggetti in oro, elementi del corredo funerario dei sepolti. La valle, infatti, insieme a quelle di Pisco e Nazca, faceva parte dell’impero Chincha, impero precedente a quello Inca.

In questa zona, nel 1961, furono compiuti, mediante l’utilizzo di numerose ruspe, dei lavori di scavo per la costruzione di una cisterna per la raccolta di acqua per l’irrigazione. Qualche tempo dopo, sempre nella stessa zona, il fiume Ica, nelle vicinanze del quale si trova un villaggio con lo stesso nome, ingrossò e finì per inondare le zone circostanti; erodendo i versanti delle colline delle Haciendes, di Ocucaje e di Callago, l’esondazione portò alla luce una grande quantità di pietre di dimensioni assai varie, da piccoli ciottoli a massi di oltre due quintali, che mostravano incisioni molto interessanti.

Nel mese di maggio di cinque anni dopo, un contadino della zona, Felix Llosa Romero, donò una di queste pietre ad un suo amico d’infanzia, il dottor Javier Cabrera Darquea, medico chirurgo all’ospedale di Ica, docente di biologia e di antropologia all’Università di Ica, archeologo per hobby, uomo di grande cultura e di notevole apertura mentale, perché questi la usasse come fermacarte.

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Il dottor Cabrera, ovviamente, non riteneva “una pietra”, seppur dal caratteristico colore scuro e dalla forma incredibilmente tondeggiante (troppo tondeggiante persino per un ciottolo di fiume), un regalo da considerare troppo prezioso. Tuttavia, alcune caratteristiche di questa lo fecero ricredere sull’importanza del suo regalo. Innanzitutto, Cabrera rimase impressionato dal peso del ciottolo di fiume, eccessivo e spropositato rispetto alle piccole dimensioni della pietra; inoltre, quando osservò la pietra con maggior attenzione, notò su di essa una strana incisione, raffigurante un “pesce sconosciuto”, per usare le stesse parole di Cabrera.

Incuriosito da quello strano disegno, Cabrera condusse alcune ricerche e, con evidente stupore, scoprì che il pesce rappresentato su quella pietra era un agnathus, una specie estinta da varie migliaia di anni. Sorpreso dalla sua scoperta, Cabrera chiese al suo amico Romero la provenienza del suo dono: quella pietra, insieme a molte altre, erano vendute per pochi soldi dai contadini di Ocucaje.

I contadini di Ocucaje, infatti, erano soliti arrotondare i guadagni derivanti dalla lavorazione della terra dedicandosi ad un’attività clandestina, ma molto più redditizia: il saccheggio delle tombe, che, come detto prima, in quella zona abbondano per numero e ricchezza. In quechua, l’antica lingua del luogo, si indica con il termine huaca ogni oggetto sacro: siccome i doni lasciati a corredo dei defunti sono considerati sacri, viene chiamato huaquero chi li ruba. Quando gli haqueros, visitando quelle antiche tombe, trovarono inaspettatamente centinaia di pietre con disegni totalmente diversi da quelli delle ceramiche e di qualsiasi altro reperto Nasca o Paracas, pensarono, evidentemente, che si trattasse di sassi privi di valore archeologico e cominciarono a venderli nei loro mercatini ai turisti.

Ma torniamo a Cabrera. Spinto da un irrefrenabile spirito indagatore e da una enorme curiosità per l’oscura origine di quelle pietre, Cabrera venne a sapere che anche il Museo Regionale di Ica ne possedeva alcuni esemplari, i quali, però, non erano esposti in quanto ritenuti dei falsi ad opera degli huaqueros, i contadini del deserto Ocucaje. Rifiutata, da parte del direttore del museo Adolfo Bermúdez, l’ipotesi di verificarne l’autenticità, Cabrera decise di muoversi per conto proprio e studiare da solo le pietre. Cabrera cominciò, allora, a raccogliere quante più pietre possibile, acquistandole sul mercato e ricercandole personalmente nella zona di Ica, a studiarle e catalogarle. Alla fine, riuscì a mettere insieme una collezione lapidea di circa 15.000 pietre, che decise di esporre a proprie spese presso la Casa della Cultura di Ica, alla cui direzione era stato chiamato da poco.

Prima di procedere e di affrontare la “storia della storia delle pietre”, vediamo di dare loro un’occhiata più ravvicinata. Dal punto di vista scientifico, le pietre sono fatte di andesite di matrice granitica, una roccia di fiume semi-cristallina formatasi nel corso del Mesozoico (circa 250 milioni di anni fa, dunque) dalla disintegrazione del massiccio andino.

Pietre di Ica le misteriose rappresentazioni

Le loro dimensioni sono diverse: le più piccole non sono più grandi di una decina di centimetri, le più grandi arrivano circa ad un metro di larghezza; sono di colore grigio, a causa dell’ossidazione naturale, avvenuta circa 12.000 anni fa, e con una durezza calcolata in 4.5 punti sulla scala Mohs.

Lo strato di ossido è presente su tutta la superficie della pietra, anche all’interno dei solchi: questo ci fa supporre, abbastanza logicamente, che i solchi siano stati praticati in un periodo antecedente al momento in cui è iniziato il processo di ossidazione. Insomma, se la datazione geologica è esatta, si può concludere che i solchi hanno almeno 12.000 anni.

Conclusione, inutile dirlo, sconvolgente: infatti, le prime popolazioni (primitive) si stanziarono in America tra i 10.000 ed i 20.000 anni fa e risulta difficile immaginare che una di queste abbia avuto la conoscenza tecnologica per incidere un materiale come l’andesite, la cui durezza relativa è molto vicina a quella del diamante. A supportare l’inesattezza di questa ipotesi, poi, concorre un altro fattore, probabilmente quello fondamentale e, contemporaneamente, il più sconvolgente: i temi dei disegni. Sulle pietre, infatti, sono presenti raffigurazioni di dinosauri, animali estinti, operazioni chirurgiche, strumenti e tecnologie di recente o recentissima messa a punto e molti altre conoscenze che, certamente, non potevano essere in possesso di civiltà così antiche.

Utilizzando la classificazione di Cabrera, le incisioni sono suddivisibili nelle seguenti categorie:

  • animali preistorici
  • astronomia ed astronautica
  • antichi continenti
  • cataclismi planetari
  • medicina
  • razze presenti sul pianeta
  • flora e fauna
  • esodo di uomini sulla Terra
  • strumenti musicali
  • L’articolo continua alla fonte : cerchinelgrano.info
    Fonte IGM: archyfantasies.files.wordpress.com ; thegreaterpicture.com