Paolo Salucci la Via Lattea è un wormhole?

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Paolo Salucci la Via Lattea è un wormhole?

Paolo Salucci la Via Lattea è un wormhole? Lo studio dell’astrofisico Paolo Salucci fa discutere e sognare: la Via Lattea potrebbe essere un gigantesco wormhole, ovvero un tunnel spazio-temporale che collega due punti lontanissimi dell’Universo.

Paolo Salucci

Paolo Salucci: E se la Via Lattea fosse un wormhole? Il suo studio fa discutere e sognare. È uno studio scientifico, pubblicato dall’autorevole rivista Annals of Physics, nel quale si avanza una proposta provocatoria: la Via Lattea potrebbe essere un gigantesco wormhole, ovvero un tunnel spazio-temporale che collega due punti lontanissimi dell’Universo.

L’autore di questa idea-choc è Paolo Salucci, docente della SISSA di Trieste (la Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati), uno dei principali esperti mondiali di materia oscura.

Proprio partendo da una nuova interpretazione di questa realtà assai sfuggente, ma innegabile, che compone la maggior parte di ciò che ci circonda, il professore è arrivato alla sua ipotesi sorprendente.

“Nell’universo, in tutte le sue strutture come galassie ed ammassi di galassie, noi ci accorgiamo che ci sono dei moti diretti da qualcosa che non vediamo. Ad esempio, alcune stelle in alcune galassie ruotano ad una velocità molto maggiore e molto diversa da quella che noi ci aspetteremmo. È un fenomeno ben noto da ormai 30 anni: la maggior parte della materia è praticamente invisibile all’occhio perché non emette alcuna radiazione, eppure agisce gravitazionalmente. Questa è l’idea di base del concetto di materia oscura, che è presente ovunque, in tutto l’universo”.

Sappiamo dunque che esiste- dagli effetti che manifesta- ma non sappiamo cosa la produca. Un bel mistero. Ecco perché il professor Salucci- nel pieno rispetto delle leggi della fisica e senza inventare nulla- ha provato un nuovo approccio. “È un lavoro certamente provocatorio nelle sue prime fasi di realizzazione e consiste nell’ abbandonare l’ipotesi che questa forza oscura sia dovuta a normale materia, anche se materia che non emette luce, ma appartenga ad una struttura dello spazio-tempo.

Assumendo che l’effetto visibile sia creato dallo spazio-tempo stesso curvato in un certo senso anche a livello galattico, ne deriva che questa curvatura è capace di aprire quelli che chiamiamo cunicoli spazio-temporali. Cioè se a questa forza associamo un’energia dello spazio-tempo a livello galattico, l’energia è capace di formare un wormhole e questo wormhole è addirittura stabile e potrebbe essere teoricamente attraversato , cioè potrebbe essere usato per passare da una posizione all’altra o nella nostra galassia o nell’universo”, dice l’astrofisico di Trieste.

Il discorso si fa complesso, ma anche straordinariamente intrigante. L’equazione di Einstein, in base alla quale si produce un tunnel spazio-temporale, viene di norma risolta utilizzando un buco nero come motore per la generazione di quel passaggio detto “Ponte di Einstein-Rosen”.

Ebbene, Salucci ha dimostrato che l’equazione funziona anche se come motore si utilizza il campo gravitazionale della materia oscura presente nella Via Lattea. Solo un caso, forse, ma molto suggestivo. “Chiaramente questa non è una prova, però è interessante vedere la coincidenza, no?” chiede infatti il professore.

“Insomma, se si cambia il modo di pensare e ci si apre al fatto stesso che invece che una massa abbiamo un’energia proprio della curvatura dello spazio-tempo a livello galattico, si arriva a un altro fenomeno studiato in modo del tutto indipendente da tantissimi ricercatori, inclusi Stephen Hawking e Kip Thorne, e dai migliori relativisti al giorno d’ oggi: per l’appunto, il wormhole. Il punto interessante è che di solito i wormhole sono associati ai blackhole, cioè sono fenomeni quantistici. In questo caso invece la parte bellissima è che il wormhole sarebbe un fenomeno classico, senza bisogno di campi quantistici.”

Lo scenario che si apre è da fantascienza. Proviamo a percorrerlo e immaginiamo: esseri intelligenti più tecnologicamente avanzati di noi potrebbero aver già sfruttato queste gallerie gravitazionali, superando così il principale ostacolo per l’esistenza di una civiltà di Tipo 1. Lo conferma Paolo Salucci: “In ogni caso, non si può andare più veloci della luce e per muoversi da un punto all’altro della galassia ci si impiega centinaia di migliaia di anni. Quindi una cosiddetta civiltà globale galattica è molto difficile con il vincolo della velocità della luce. Ma i tunnel spazio-temporali potrebbero far superare questo limite e far sì che una super civiltà effettivamente possa essere globale.”

Ammesso e non concesso- ovviamente- che simili forme di vita esistano davvero. “Questo è un discorso che ha poco a che fare con l’astronomia o con la cosmologia, è un discorso filosofico”, afferma Salucci. “Noi abbiamo la vita oggi e qui e la filosofia dice che avendo la vita oggi e qui e vedendo che la vita sulla Terra cerca di occupare ogni cella ecologica, va dappertutto e si espande il più possibile, ciò significa che- se c’è la vita qui- c’è un po’ dappertutto.

L’astrofisica d’altra parte dice che esistono migliaia di miliardi di stelle nella nostra galassia molto simili al Sole e che ci sono altrettanti pianeti con tanto di ossigeno, minerali e altre caratteristiche necessarie alla vita.

Quindi non è strano pensare che la vita si sia sviluppata in molti posti della galassia. Interessanti sono i tempi: la nostra galassia ha circa 13 miliardi di anni, mentre la nostra stella è nata solo 4-4.5 miliardi di anni fa. Nei precedenti 8 miliardi di anni, altre stelle come il Sole si sono formate e si sono sviluppate con pianeti come la Terra e così via. Quindi, nel passato c’è stato tutto il tempo perché si creassero grandi civiltà e c’è tuttora. Da un punto di vista filosofico non ci sono che due possibilità: o siamo soli, letteralmente soli, oppure la vita pullula dappertutto nella nostra galassia. Non c’è via di mezzo.”

Ma se davvero il cosmo è pieno di vita, perché non ne vediamo le tracce? Probabilmente perché abbiamo appena incominciato a cercare: 20 o 30 anni sono un lasso di tempo infinitesimale a livello cosmico. Ma forse anche perchè- spiega il professore- questo silenzio potrebbe essere volontario.“Dal mio punto di vista, il problema è il rischio di contaminazione. Un inquinamento culturale da parte di un qualunque tipo di Extraterrestri – perché qualunque tipo di Extraterrestri capace di muoversi nella galassia è comunque superiore a noi dal punto di vista culturale, scientifico e così via- è un qualcosa che secondo me gli ET non fanno. Io sono per l’ipotesi del Grande Zoo.

Insomma, noi siamo messi in una specie di embargo, perciò nessuno può contattarci, almeno non direttamente, e nessuno può arrivare a modificare la cultura terrestre, perché è la cosa più bella ed importante che abbiamo: è la cultura di una civiltà pre-volo galattico, pre-curvatura se così si può dire, e praticamente diamo alla comunità galattica qualcosa di unico. Bè, almeno questo il motivo per cui io ritengo che esista una Prima Direttiva che impedisce il contatto tra noi e gli Extraterrestri. E potrebbe spiegare i due casi, sia perchè non siamo contattati sia perché ci sono tanti fenomeni in cui effettivamente sembra invece che questo contatto avvenga. Ciò è dovuto al fatto che l’embargo non è al 100%. “

I cosiddetti UFO, insomma, potrebbero essere una qualche manifestazione aliena. Escludendo i tantissimi casi sicuramente fasulli, le bufale, gli scherzi, i fenomeni naturali travisati, gli errori e gli esperimenti militari, secondo Paolo Salucci quello che resta merita molta attenzione.“Gli scienziati rimangono a bocca aperta davanti ad alcuni di questi eventi, perché non hanno ancora una spiegazione scientifica. Sono circa l’1%, però ci sono. Secondo me, la presenza dei wormhole aiuta in questo discorso, ma aiuta ancor di più aver scoperto che i pianeti abitabili sono molti di più di quanto pensassimo.

La più grande scoperta dell’astrofisica negli ultimi anni è il numero dei sistemi solari simili al nostro nella Via Lattea e ogni giorno praticamente si scopre un nuovo pianeta. Molti iniziano ad essere maledettamente vicini alla Terra. È una cosa che forse 20 o 30 anni fa non era così ovvia. Ma è evidente che quando si trovano letteralmente 100 milioni di Terre esattamente fotocopia della nostra dal punto di vista geologico è difficile poi dire che gli Alieni non esistono. E quindi è molto più probabile che alcuni dei fenomeni che noi ora chiamiamo UFO – alcuni, eh, solo una piccola percentuale…- siano effettivamente qualcosa di reale.”

Fonte: extremamente.it – Autore Sabrina Pieragostini