Il mistero delle sfere di Klerksdorp

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Il mistero delle sfere di Klerksdorp

Le sfere metalliche di Klerksdorp sono sfere dall'aspetto metallico di diametro variabile da 1 a 2 centimetri, ritrovate dei primi anni ottanta nelle cave di pirofillite presso la cittadina di Ottosdal (Transvaal occidentale) in Sudafrica. Le loro caratteristiche insolite sono alla base delle diverse teorie sulla loro origine, soprattutto da parte dei sostenitori delle teorie relative agli OOPArt; i geologi che hanno studiato questi oggetti,invece, propendono per ritenere che, nonostante la forma molto regolare, essi siano il prodotto di fenomeni naturali.



Il mistero delle sfere di Klerksdorp ebbe origine da alcune pubblicazioni divulgate nella decade che va dal 1980 al 1990; la prima di esse, uscita nel 1982, è un articolo a firma "Jimson S." (Scientists baffled by space spheres, 27 luglio 1982) pubblicato su Weekly World News. Il giornale riportava la notizia della scoperta di questi misteriosi oggetti nelle cave di pirofilite presso la cittadina di Ottosdal (nel Transvaal occidentale) in Sudafrica; le sfere prendono il nome dal museo di Klerksdorp, nel quale erano conservate. Il ritrovamento è stato effettuato in un deposito precambriano vecchio di 2,8 miliardi di anni; a quell'epoca, secondo le conoscenze scientifiche odierne, sulla terra non vi erano forme di vita intelligenti, ma solo colonie di batteri ed esseri unicellulari.
Le sfere rinvenute sono di due tipi: le prime composte da metallo bluastro costellato da puntini bianchi; le seconde cave, riempite all'interno con un materiale elastico. Secondo Roelf (Rolfe) Marx, sovrintendente del Museo di Klerksdorp, le sfere sono un mistero; specialmente se si osservano le tre incisioni perfettamente parallele presenti sull'equatore di una di queste, che fanno pensare ad una lavorazione artificiale. In una lettera datata 12 settembre 1984, Marx fornisce ulteriori informazioni sulle misteriose sfere asserendo che furono trovate nella pirofillite scavata vicino a Ottosdal. La formula chimica della Pirofillite (o Pirofilite) è Al2Si4O10(OH)2; si tratta di un minerale secondario, un fillosilicato di alluminio, abbastanza morbido. Le sfere sono invece estremamente dure; è stato dichiarato, infatti, che non si riusciva a scalfirle neanche con una punta d'acciaio.

Sempre secondo Marx, un professore di geologia all'Università di Potchefstroom, il professor A. Bisschoff, dichiarò che le sfere erano una concrezione di limonite (formula FeO (OH) nH2O), un ossido idrato di ferro che si forma per disfacimento di altri minerali ferrosi. Una concrezione è una massa avvolgente e compatta di roccia, formata dalla cementazione localizzata intorno ad un nucleo. Il primo problema circa questa teoria è che in genere le concrezioni di limonite si presentano a grappoli e non isolate e, ovviamente, senza scanalature parallele. Inoltre, se è vero che le sfere non si sono scalfite neanche utilizzando una punta d'acciaio, gli si dovrebbe attribuire una durezza (secondo la scala di Mohs) di almeno 6, mentre la durezza della limonite va da 5 a 5,5.
Negli anni '90 la storia è stata ripresa e usata come fonte attendibile da Michael A. Cremo e Richard L. Thompson, ed usata in un libro della serie Forbidden Archeology, in cui veniva presentata come una notizia vera e documentata, portandovi a sostegno la lettera di Rolf Marx scritta nel 1984. Girano anche alcune voci secondo cui Marx avrebbe affermato che le sfere ruotavano periodicamente sul proprio asse mosse da una forza sconosciuta. Purtroppo, la pietra con le scanalature venne trafugata dal museo prima che vi si potessero compiere ulteriori analisi scientifiche, come una prova di incisione.

Teorie
Come già detto, le sfere sono state rinvenute in una cava di pirofilite, un materiale piuttosto morbido utilizzato anche come isolante elettrico, che si origina dalla trasformazione metamorfica di un deposito sedimentario. Questo dimostrerebbe che la formazione del materiale è posteriore dunque ai 2,8 miliardi di anni fa stimati da Marx. Durante il processo metamorfico che ha trasformato l'argilla e la cenere vulcanica in pirofilite si sarebbero formati i noduli metamorfici, consistenti in noduli di pirite, che quindi, per effetto dell'esposizione all'aria, si è trasformata in goethite, componente della limonite, ereditandone la forma sferica.

Secondo il professor A. Bisschoff, dell'Università di Potchefstroom a Johannesburg, anche i solchi paralleli potrebbero essere il frutto di un processo naturale di consolidamento (noto, per quanto raro). Inoltre, fin dagli anni '30, su pubblicazioni scientifiche e tecniche sono documentati ritrovamenti di noduli di pirite e goethite di origine metamorfica nelle miniere dove è avvenuto il ritrovamento delle sfere (Nels, L. T., Jacobs, H., Allen, J. T., e Bozzoli, G. R., 1937, Wonderstone. Geological Survey of South Africa Bulletin no. 8, Pretoria, Sudafrica; Jackson, J. A., e Bates, R. L., 1987, Glossary of Geology. American Geological Institute, Alexandria, Virginia).

I sostenitori del mistero non concordano su alcuni punti di questa spiegazione considerando le sfere degli OOPArt (dall'inglese Out of Place Artifacts, cioè Oggetti fuori posto nel senso di anacronistici) a tutti gli effetti. Ci sono tre teorie a riguardo: la prima, quella sostenuta dai creazionisti, sostiene che le sfere siano state create da un'entità superiore durante la creazione della terra stessa che, secondo questo filone di pensiero, sarebbe avvenuta solo poche migliaia di anni fa; un'altra teoria vuole che le sfere siano state portate sulla terra da una razza aliena per scopi ignoti. Infine, si contempla la possibilità che questi manufatti siano attribuibili ad una antichissima civiltà di cui si è persa ogni memoria. Data la sparizione della sfera con le tre incisioni dal museo, non si possono condurre esami scientifici che darebbero altrimenti delle certezze.

Fonte: inspiegabile.com; wikipedia.org
Fonte IGM: theepochtimes.com ; inspiegabile.com
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