La matematica dell’innovazione: technological disruption

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La matematica dell’innovazione: technological disruption

La matematica e la storia danno ragione agli ottimisti: le auto elettriche, le auto senza conducente e le case autosufficienti dal punto di vista energetico arriveranno prima di quanto ci aspettiamo, probabilmente nel giro di una quindicina di anni o forse meno.

La matematica

La matematica dell’innovazione – Le previsione fatte negli ultimi anni dai futurologi si stanno insomma avverando, e in molti casi più velocemente rispetto alle attese. Si chiama technological disruption, ed è la rapida sostituzione delle tecnologie esistenti con altre più nuove ed evolute. In passato è già successo diverse volte. Ne ha parlato lo scorso marzo a Oslo Tony Seba, durante il discorso di apertura dello Swedbank Nordic Energy Summit uno dei più importanti eventi al mondo dedicati alle energie pulite.

Dal cavallo alla Tesla
Guardate la prima fotografia, qui sotto: è New York nel 1900. Se aguzzate la vista potete riconoscere un’auto tra decine di carrozze a cavalli.

Qui sotto la stessa strada 13 anni dopo: vedete ancora cavalli e carrozze? Nessuno… I vantaggi portati dalla nuova tecnologia hanno spazzato via in pochi anni quella predente, che aveva resistito per millenni.

Più recentemente è successo con la telefonia: a metà degli anni ‘80 la società di consulenza McKinsey aveva previsto che nel 2000, negli Stati Uniti, ci sarebbero stati circa 900.000 telefoni cellulari.

Il dato reale è stato 120 volte più grande: all’inizio del XXI secolo i telefoni portatili in circolazione negli States erano circa 109 milioni. Come hanno fatto gli esperti di McKinsey, tra i più qualificati al mondo, a sbagliare la loro stima in maniera così clamorosa?

La corsa della tecnologia
La ragione è legata al modello di evoluzione e diffusione della tecnologia, le cui prestazioni migliorano in maniera esponenziale nel tempo e, contemporaneamente, diventano meno costose e quindi più accessibili. Uno dei modelli più noti è descritto dalla legge di Moore, secondo la quale la potenza di calcolo dei computer, misurata mediante il numero di transistor che compongono ogni singolo microprocessore, raddoppia ogni 2 anni.

È la stessa rapida evoluzione che sta attraversando il mondo dei grandi accumulatori di corrente: tra il 1995 e il 2010 il costo per immagazzinare e conservare l’energia elettrica è sceso del 14% all’anno, e in poco più di 5 anni si è dimezzato.

A partire dal 2010 il costo ha cominciato a scendere del 16% rispetto al periodo precedente, un piccolo incremento che ha portato a un nuovo dimezzamento dopo soli 4 anni.

E secondo le ultime stime Gigafactory, la grande fabbrica di batterie di Tesla, è riuscita a ridurre il costo delle batterie di un altro 30-50% semplicemente migliorando la filiera degli approvvigionamenti di materie prime e raddoppiando la produzione.

La matematica dell’innovazione

Circolo virtuoso
Il successo di Tesla ha spinto i principali concorrenti ad annunciare investimenti nella realizzazione di impianti produttivi ancora più grandi, che potrebbero contribuire a ridurre il costo dello stoccaggio dagli attuali 300 dollari al kWh a soli 100 $/kWh nel 2023.

Dal punto di vista pratico ciò significa che nel giro di 3-5 anni un’abitazione dotata di impianto fotovoltaico potrebbe essere completamente autosufficiente dal punto di vista energetico con un costo di circa 100 dollari al mese.

Non solo: significa anche la fine dei motori endotermici a favore di quelli elettrici. E per una serie di ottime ragioni.

L’elettrico vince
La prima è che i motori elettrici sono 5 volte più efficienti rispetti a quelli tradizionali e hanno un costo per chilometro 10 volte inferiore.

Sono meno costosi anche dal punto di vista della manutenzione: una vettura con il motore a scoppio ha circa 2.000 parti meccaniche in movimento contro le 18 di una Tesla: la probabilità di guasti e rotture è quindi drasticamente più bassa.

E poi sono veloci: una Tesla ha le stesse prestazioni di una supercar a un costo decisamente più basso. Questo attrarrà gli appassionati di auto, che spingeranno la domanda e contribuiranno a una ulteriore riduzione di costi delle elettriche.

Auto: ma chi compra?
Ma la vera rivoluzione sarà nel concetto stesso di possesso dell’auto. In media un’automobile di proprietà sta ferma per il 95% della propria vita.

Vi piacerebbe poter avere una vettura sempre disponibile senza dovervi preoccupare di bollo, assicurazione, manutenzione, parcheggio a un costo pari al 10% di ciò che vi costa annualmente la vostra auto di proprietà?

Questo potrebbe diventare realtà nel giro di qualche anno grazie all’evoluzione delle auto a guida autonoma: basterà una app per farsi venire a prendere dall’auto senza conducente più vicina e farsi portare a destinazione per pochi euro.

A Phoenix, in Arizona, sta già succedendo: Waymo e Navya, due aziende che operano da qualche anno nel settore dei veicoli autonomi, stanno per lanciare il primo servizio di taxi senza conducente.

I test sono già iniziati e tra qualche mese partirà la fase pilota del progetto che permetterà ad alcuni cittadini di Phoenix di sperimentare il taxi robot in prima persona.

Fonte: focus.it – Autore Rebecca Mantovani
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