I diamanti del pianeta perduto rinvenuti in Sudan

Luna Rosa illumina il cielo di aprile e bacia Giove
Luna Rosa illumina il cielo di aprile e bacia Giove
23/04/2018
Il viaggio nel tempo un excursus tra mitologia e scienza moderna
Il viaggio nel tempo un excursus tra mitologia e scienza moderna
27/04/2018
I diamanti del pianeta perduto rinvenuti in Sudan

Un meteorite scoperto in Sudan contiene tanti minuscoli diamanti e deriva da un protopianeta con dimensioni comprese fra quelle di Mercurio e di Marte, distrutto nei primi dieci milioni di anni di vita del sistema solare in seguito a collisioni con altri protopianeti.



Le inclusioni di una serie di piccoli diamanti osservate in un meteorite scoperto in Sudan dimostrano che esso proviene dai resti di un protopianeta distrutto all’epoca della formazione del sistema solare. A dimostrarlo è stato un gruppo di ricercatori dell’Ecole Polytechnique Fédérale di Losanna, in Svizzera, che firmano un articolo su “Nature Communications”.
Le conoscenze attuali sulla formazione del sistema solare suggeriscono che i pianeti rocciosi, come per esempio la Terra, siano nati dalla progressiva aggregazione di oggetti rocciosi, chiamati planetesimi. All’inizio questi oggetti avevano generato numerosi protopianeti, che poi, nei primi dieci milioni di anni di vita del sistema solare, avevano sperimentato frequenti collisioni catastrofiche e nuove aggregazioni tra loro, fino a arrivare a un numero ridotto di grandi corpi rocciosi le cui orbite non si intersecavano più: i pianeti.

Farhang Nabiei, Philippe Gillet e colleghi hanno studiato un meteorite caduto nel 2008 nel deserto di Nubia in Sudan, noto come meteorite di Almahata Sitta, o 2008 TC3. Analisi precedenti avevano mostrato che si trattava di un urelite, un raro tipo di meteorite formato principalmente dai minerali olivina e pirosseni ma ricco anche di grafite e disseminato di microdiamanti. Già da tempo i planetologi sospettavano che questo tipo di meteorite potesse avere un’origine protoplanetaria; tuttavia, nessuna delle ureliti analizzate aveva portato la prova di una origine simile.
Nabiei, Gillet e colleghi hanno analizzatole piccole inclusioni cristalline presenti nei diamanti di 2008 TC3 osservandole con la microscopia elettronica a trasmissione. La struttura caratteristica di quei cristalli ha suggerito che potevano essersi formati solo a pressioni superiori ai 20 gigapascal, cioè valori di pressione che possono essere raggiunti solo all’interno di un grande corpo planetario. E questo vale anche per i diamanti in cui si trovano le inclusioni.

I ricercatori hanno calcolato che se la formazione dei diamanti è avvenuta al confine fra il nucleo e la parte più esterna del protopianeta – un caso limite – la dimensione minima di questo mondo del remoto passato del sistema solare doveva essere circa quella di Mercurio; nel caso, più probabile, che o diamanti si siano formati all’interno del mantello, ossia in una parte più superficiale del protopianeta, esso avrebbe dovuto avere dimensioni maggiori, paragonabili anche a quelle di Marte.

Fonte: lescienze.it
Fonte IGM: lescienze.it