Félicette il primo gatto nello Spazio

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Il 18 ottobre 1963, la Francia lanciò un razzo-sonda con una gatta a bordo, Félicette, la prima a volare nello spazio e a ritornare viva.



Tutti (o quasi) conoscono la storia di Laika, la cagnetta randagia che i sovietici spedirono nello spazio il 3 novembre 1957 a bordo dello Sputnik 2. Fu il primo cane inviato in orbita: morì nell’impresa e, a perenne memoria del suo involontario sacrificio, le sono stati dedicati francobolli, libri, articoli, video e persino statue.

Molto meno nota è invece la storia di Félicette, una gatta randagia parigina, catturata da un negoziante di animali e venduta in seguito al governo francese. Félicette faceva parte di una “brigata” di 13 gatti, che subirono loro malgrado un vero e proprio addestramento al volo spaziale, attraverso numerose sessioni di camera di decompressione e di centrifuga, nel corso delle quali si abituarono a sopportare un’accelerazione diverse volte maggiore della gravità terrestre.
A tutti i gatti furono impiantati elettrodi permanenti nel cervello, perché uno degli scopi del lancio era verificare le reazioni neurologiche dell’animale nelle condizioni stressanti del volo spaziale. Alla fine dell’addestramento, Félicette fu scelta per la sua docilità e per la resistenza alle sollecitazioni a cui era stata sottoposta.

Così, il 23 ottobre del 1963, la capsula contenente la gatta fu sigillata all’interno di un razzo sonda Vèronique, uno dei tanti razzi sviluppati a partire dalle celebri (e letali) V2 tedesche. Alle 8:09 del mattino, il velivolo decollò dalla base francese di Colomb Bacar ad Hammaguir, nel deserto del Sahara algerino.
Il volo durò in tutto meno di 15 minuti. Il razzo raggiunse un’altitudine massima di 157 km, poi cominciò a perdere quota. Si trattò dunque di un volo sub-orbitale. Le fasi finali della discesa furono rallentate dall’apertura di un paracadute, sicché la testa del razzo si posò sul terreno dolcemente, senza uccidere il suo passeggero felino.

Fèlicette fu così recuperata sana e salva e miagolante. Durante la fase di decollo, la gatta aveva sopportato un’accelerazione superiore a 9,5 g. Nei due o tre mesi successivi, fu sottoposta a una serie di test ed ebbe il suo momento di gloria, grazie alla buona riuscita del lancio. Tuttavia, gli umani non le serbarono la meritata gratitudine: fu infatti soppressa, per recuperare gli elettrodi impiantati nel cervello, sui quali furono condotti ulteriori esami.

Il 24 ottobre di quello stesso anno i francesi lanciarono nello spazio un secondo gatto, al quale non era stato dato un nome. Questa volta però il lancio andò male e il gatto non sopravvisse, sicché Fèlicette resta l’unico gatto ad aver volato nello spazio, sia pure non in un volo orbitale.

Come mai Fèlicette non ebbe mai neppure una frazione della popolarità di Laika? Probabilmente per via degli elettrodi che fuoriuscivano dal suo cranio: l’immagine di un gatto conciato come una vittima sacrificale della scienza sarebbe apparsa disturbante anche negli anni ’60, nonostante la sensibilità ai diritti degli animali fosse allora di certo molto meno diffusa di quanto lo sia oggi.

Fonte: spazio-tempo-luce-energia.it - Autore Michele Diodati
Fonte IGM: kickstarter.com ; spazio-tempo-luce-energia.it