Dragonfly e Caesar il futuro delle missioni Nasa

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Dragonfly e Caesar il futuro delle missioni Nasa

Dragonfly e Caesar il futuro delle missioni Nasa
Il governo di Trump è pronto a finanziare un’altra importante missione nell’ambito del programma New Frontiers, tetto di costo 850 milioni di dollari. Al vaglio della Nasa una sonda con biglietto d’andata e ritorno per la cometa 67P e un drone diretto verso la luna più grande di Saturno.

Dragonfly e Caesar il futuro delle missioni Nasa – La Nasa è già pronta per il futuro dell’esplorazione spaziale con due missioni il cui concept è stato di recente selezionato. Si tratta di un drone e di una sonda che potrebbero prendere il volo fra qualche anno, dopo il 2020: una missione dedicata all’atterraggio e successivo studio superficiale della luna più grande del Sistema solare, Titano; l’altra missione progettata per la raccolta di campioni cometari da riportare sulla Terra. Le proposte prese in esame nell’ambito del programma New Frontiers erano 12. Dragofly e Caesar sono le finaliste, ma solo una di queste godrà del finanziamento dal governo statunitense.

La sonda che si occuperebbe di 67P/Churyumov-Gerasimenko fa parte della missione Comet Astrobiology Exploration Sample Return (Caesar), gestita dal Goddard Space Flight Center. Se invece venisse finanziata l’altra proposta, su Titano arriverebbe Dragonfly, un drone ideato per l’esplorazione del satellite saturniano. Gli obiettivi in agenda sono due: scoprire novità in campo di chimica prebiotica e risolvere il mistero dell’abitabilità della luna. Il progetto è guidato dal Johns Hopkins University Applied Physics Laboratory.

I fondi arriveranno nel corso del 2018 e nel 2019 verrà selezionata la missione vincitrice, che sarà la quarta del programma New Frontiers (gli Usa stanziano 850 milioni di dollari).

Al vaglio della Nasa ci sono anche due ritrovati tecnologici che potrebbero partecipare a future missioni. Il primo è Enceladus Life Signatures and Habitability (Elsah), con cui i ricercatori dell’Ames Research Center potranno sviluppare tecniche efficaci che limitino la contaminazione delle navicelle spaziali. Con Venus In situ Composition Investigations (Vici) gli scienziati del Goddard vogliono, invece, implementare la Venus Element and Mineralogy Camera per operare in condizioni difficili sul primo pianeta del Sistema solare.

Fonte: media.inaf.it – Autore Eleonora Ferroni
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