Disco volante Terzo Reich semplice propaganda nazista?

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Disco volante Terzo Reich semplice propaganda nazista?

Disco volante Terzo Reich – Disco Volante V7 fu alta ingegneria o solo propaganda? V7, progettato e costruito dai nazisti nel 1944. Secondo la propaganda dell’epoca volò a 2 mila km all’ora.

Disco volante Terzo Reich

Disco volante Terzo Reich semplice propaganda nazista? A New York, nel dicembre 1944 si sparse improvvisamente la voce di un attacco tedesco ormai imminente sulla metropoli, guidato da dischi volanti che trasportavano armi atomiche. Contemporaneamente il New York Times riportò la notizia di una “misteriosa sfera sospesa in aria” e pubblicò foto di oggetti non identificabili che sfrecciavano a evidente, altissima velocità. Secondo l’articolo alcuni londinesi avevano visto questi dischi passare a volo radente sotto i ponti del Tamigi. Pure fantasie? No. Oggi si sa che quelle paure non erano del tutto infondate. I nazisti stavano davvero lavorando a nuove armi fantascientifiche. E tra queste c’erano anche i dischi volanti.

Le armi V – Disco volante Terzo Reich

Gli eserciti alleati erano sbarcati in Normandia un anno prima, il Fronte occidentale tedesco era ormai prossimo al crollo definitivo ma, nonostante questo, gli americani temevano che i tedeschi riuscissero a evitare la sconfitta imminente ricorrendo all’uso di armi segrete prodigiose. La macchina propagandistica di Joseph Goebbels, ministro della Propaganda, aveva l’obiettivo di convincere la popolazione tedesca a credere sino all’ultimo nella “vittoria finale”.

Gli strani avvistamenti denunciati dal New York Times (Disco volante Terzo Reich)

Ma questa propaganda sembrava avere presa anche tra le file nemiche. Hitler non aveva d’altronde lanciato, pochi mesi prima, dal settembre 1944, su Londra i leggendari missili V2, progettati da Wernher von Braun (poi artefice delle prime avventure spaziali della Nasa)? Erano missili spaventosamente efficaci: eludendo gli schermi dei radar, raggiungevano l’obiettivo in soli 5 minuti dal lancio, senza che fosse in alcun modo possibile prevederne l’arrivo.

Nella propaganda nazista, la lettera V della sigla V2 corrispondeva all’iniziale di vergeltung, rappresaglia. Anche se alla fine della guerra le cosiddette armi V (tranne ovviamente la V2) non sarebbero state ancora tecnicamente pronte per l’uso, in alcuni casi erano dotate di un grande potenziale, tanto che Stati Uniti e Unione Sovietica si basarono su queste ricerche per realizzare negli anni successivi i missili intercontinentali e i missili cruise. Altre armi “V”, invece, servirono fin dall’inizio solo a soddisfare le fantasie del quartier generale del führer. A questo scopo, il cosiddetto “disco volante del Terzo Reich”, noto anche con la sigla “V7”, svolse un ruolo particolare.

Dopo la sconfitta aerea nei cieli inglesi nel 1940, Hermann Göring, ministro del Trasporto aereo, era sotto pressione. Nel 1941 chiamò a raccolta tutti gli esperti del settore, esortandoli a lavorare a nuovi sviluppi che assicurassero la supremazia aerea alla Germania. E fu qui che nacque il mito del disco volante come arma segreta. Nella fase di progettazione, infatti, fu importante il ruolo svolto dal modello di un velivolo discoidale a decollo verticale, che il giovane costruttore Andreas Epp e il suo mecenate Ernst Udet, leggendario asso dell’aviazione tedesca, avevano presentato poco tempo prima a Göring. Sull’idea lavorarono in contemporanea due squadre separate: il tedesco Richard Miethe, ingegnere aeronautico, e l’italiano Giuseppe Belluzzo, specialista in turbine, nelle fabbriche di aerei di Bratislava e Dresda. I colleghi Otto Habermohl e Rudolf Schriever nelle fabbriche Skoda a Praga. I primi a raggiungere l’obiettivo furono quelli del gruppo di Praga.

Nasce il mito del Disco volante Terzo Reich

Nel marzo del 1944 portarono a termine con successo il primo collaudo. Sul volo inaugurale furono scritti i resoconti più disparati: secondo alcuni, il velivolo aveva volato a oltre 2.000 km orari; secondo altri, aveva solo accennato al volo con un paio di balzi incerti. Certo è che il ministero della Propaganda esaltò l’avvenimento e annunciò lo sviluppo di nuove armi di straordinaria potenza. E quella fu l’ultima volta che i nazisti accennarono al progetto “dischi volanti”.

Che cosa c’era di vero? La maggior parte dei documenti sul disco andarono poi persi o distrutti negli ultimi anni caotici di guerra, mentre i misteriosi 15 mesi di volo di prova prima dell’armistizio bastarono per diffondere il mito dei dischi volanti super-veloci. Per Peter Pletschacher, storico dell’aviazione, si trattava in realtà solo di una «sottile guerra psicologica». Le velocità dichiarate «a quel tempo erano impossibili, una sciocchezza totale». Secondo Pletschacher, lo straordinario effetto che la propaganda ebbe sui nemici fu solo la conseguenza del grande rispetto che gli Alleati nutrivano nei confronti delle capacità tecniche dei tedeschi.

Fonte: Focus.it
Fonte IGM: Focus.it