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cercasi payload destinazione Luna

La Nasa emana un bando per piccoli carichi utili, un altro passo concreto per l'esplorazione spaziale.



A caccia di payload da inviare sulla Luna, la Nasa ha emesso un bando per piccoli carichi da imbarcare sui primi voli commerciali. Entro il 19 novembre 2018 sarà possibile presentare proposte per strumenti e tecnologie apripista verso l’esplorazione del suolo lunare, che strizzino anche un occhio a Marte. In vista di un ritorno dell’uomo sulla Luna, l’agenzia spaziale statunitense si prepara all’emissione cadenzata di future call per payload lunari, la prossima entro un anno, alla acquisizione di servizi commerciali di consegna‎ per piccoli carichi e allo sviluppo di lander lunari per payload più importanti.
Con il bando pubblicato nell’ambito delle Research Opportunities in Space and Earth Science, la Nasa muove i primi passi concreti verso il piano per l'esplorazione spaziale presentato al Congresso degli Stati Uniti, che prevede lo sviluppo di piattaforme commerciali realizzate in collaborazione con le aziende private, la messa a punto di missioni robotiche per l’esplorazione del suolo lunare e delle sue risorse, la realizzazione del progetto Gateway, una piattaforma orbitale per equipaggi umani, con la possibilità di eseguire sia le operazioni sulla superficie del satellite sia missioni nell'orbita lunare. ‎Obiettivo finale, mettere di nuovo i piedi sulla Luna per poi arrivare a Marte.

Il nuovo ruolo della Luna come banco di prova di tecnologia per il Pianeta rosso è chiaro: “siamo interessati a quei sistemi che ci aiuteranno per le future missioni, umane o robotiche, e che ci porteranno più vicini a Marte” spiega Steve Clarke dal quartier generale della Nasa “cerchiamo modi per fare scienza sulla Luna ma anche per utilizzarla come punto privilegiato per guardare alla Terra al Sole, all’Universo”. I payload dovranno essere pronti entro il dicembre 2021 per missioni che studieranno, probabilmente, le origini del satellite, la sua composizione e struttura interna, l’atmosfera.

Fonte: globalscience.globalist.it - Autore Manuela Di Dio