Cancelli di Plutone la soglia verso gli inferi?

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Cancelli di Plutone la soglia verso gli inferi?

È possibile varcare i cancelli dell’inferno e sopravvivere? Gli Antichi Romani pensavano di sì. Si narra esistessero un tempo i Cancelli di Plutone, la via d’accesso al Dio Ctonio per eccellenza, testi antichi riportano di una grotta che era creduta essere l’entrata verso il regno sotterraneo, verso l’inferno.



Una grotta che era così letale che uccideva tutti gli animali che vi si avvicinavano, mentre non danneggiava i Galli, sacerdoti castrati di Cibele che ve li conducevano.

Ma si trattava solo di mito e di leggenda o quanto scrivevano i Classici aveva una qualche fondatezza? Esistono davvero i Cancelli di Plutone? Esiste veramente il Portale di Plutone? La risposta è affermativa e le descrizioni letterarie sono divenute realtà quando gli archeologi italiani, che stavano lavorando in un sito archeologico, hanno notato vari gli uccelli morti davanti a una caverna. Quando gli archeologi si sono avvicinati, avanzando tra le rovine del tempio, delle piscine e dei gradini che portavano all’ingresso della caverna hanno visto le iscrizioni dedicate a Plutone e Kore, divinità del mondo ctonio, e con un po’ di timore, hanno capito di aver fatto centro.
Siamo a Hierapolis, oggi Pamukkale, nota per le sue favolose terrazze di travertino che sono state create dalle sorgenti termali. Nessuno sa con certezza a quando risalga il sito archeologico, gli unici dati certi sono che Hierapolis sia stata fondata intorno al 190 prima di Cristo da Eumenes II il re di Pergamo. Il Portale di Plutone, chiamato “Ploutonium” dai classici come Dione Cassio, Damascius e Strabone, è una sorta di caverna grande abbastanza per farvi entrare un a persona e al suo interno si trovano delle scale che scendono nel sottosuolo, verso il regno ctonio.

La città fu conquistata dai Romani appena sessanta anni dopo la sua fondazione e al culmine della sua prosperità come città Romana, Hierapolis era dotata di splendidi templi, di un anfiteatro e delle sorgenti sacre calde che attraevano visitatori grazie alle loro capacità curative oltre che del misterioso Ploutonium. La città fu sconquassata da due grandi terremoti nel 17 A.D. sotto il regno di Tiberio e l’altro qualche decennio dopo, nel 60 A.D. sotto il regno Nerone ma rimase ancora ben operante e centro assoluto del culto di Cibele.

Ormai da decenni i Cancelli di Plutone erano noti in tutto il mondo Classico, persino a Roma, ed erano una destinazione popolare per gli adepti. Decine, centinaia, migliaia di persone vi si avvicinavano ma solo ai Galli eunuchi della dea Cibele, era consentito varcare i letali cancelli dell’inferno. Strabone riporta che questi sacerdoti trattenessero il respiro quando vi entravano ma aggiunge anche che la loro invulnerabilità ai vapori letali fosse in qualche modo aumentata dal loro culto divino.

“Questo luogo è così pieno di vapore, così nebbioso e denso che io riesco a mala pena a vedere il terreno. Ogni animale che vi passa attraverso incontra la morte. Vi ho messo dei passeri e questi sono morti immediatamente cadendo al suolo” scrisse Strabone (64 A.C. – 24 D.C.).
È come detto è stato proprio questo fenomeno ad allertare il team di archeologi italiani sull’esatta localizzazione del Portale di Plutone. Gli uccelli che volavano troppo vicini all’entrata della grotta, contornata da colonne semi-ioniche su cui in seguito sono state riscoperte dediche a Plutone, cadevano morti a terra—confermando che migliaia di anni dopo quel luogo infernale era ancora letale come un tempo.

Ma ora gli archeologi dell’università del Salento ritengono ora di aver compreso come facessero i sacerdoti del culto di Cibele a sopravvivere in un luogo dove morivano anche i tori più forti. Il merito andrebbe a una nuvola concentrata di diossido di carbonio che soffocava chi la respirava. Questa grotta dimenticata da oltre 2.200 anni, da poco riscoperta nell’antica Phrygia, più precisamente nell’odierna città turca di Pamukkale, nella quale si tenevano sacrifici animali, sacrifici di tori che qui venivano condotti, attraverso un’arena, davanti agli spettatori intenti a osservare con timore il Portale di Plutone che, in maniera praticamente invisibile, li uccideva uno dopo l’altro, lasciando invece in vita gli osceni e inquietanti sacerdoti di Cibele.

Persino i pellegrini che dormivano a poca distanza dall’entrata avevano visioni profetiche che in tempi moderni definiremo allucinazioni dovute ai vapori. Gli astanti vedendoli immuni alla morte credevano al loro potere, rafforzando così il culto di Cibele e la sua protezione divina.

Questo sito rimase un’importante destinazione per gli intellettuali pagani fino al quarto secolo dopo Cristo e poi fu distrutto dagli iconoclasti cristiani durante VI secolo e forse anche da qualche terremoto successivo di cui però non esiste documentazione. Il professor D’Andria e il suo team, stanno anche lavorando alla ricostruzione digitale del sito e qui sotto è possibile vederne un esempio.

Sembrerebbe che i circa 2 mila metri quadrati davanti al Portale di Plutone siano ricoperti da un sottile strato di gas che emerge dalla caverna in grado di uccidere chiunque osi entrare nella zona. I sacerdoti di Cibele vendevano uccelli e altri animali ai visitatori di modo tale che potessero rendersi conto con i loro stessi occhi di quanto fosse mortale questa zona e di quanto fosse potente lo sguardo benevolo di Cibele. Si poteva, pagando, fare persino domande all’Oracolo di Plutone. Oggi sappiamo che tutto ciò non dipendeva da Cibele e forse neppure da Plutone ma che la vera responsabile fosse stata l’attività sismica sotterranea come afferma il vulcanologo Hardy Pfanz dell’Università di Duisburg-Essen in Germania, che ha condotto nuove ricerche sul gas della grotta e che aggiunge: “Una fessura scorre in profondità sotto la regione emette grandi quantità di anidride carbonica vulcanica.”

Il team italiano ha misurato i livelli di anidride carbonica nell’arena collegata alla grotta, e ha scoperto che il gas – leggermente più pesante dell’aria – formava una sorta di “lago” invisibile che si innalzava di 40 centimetri dal pavimento. Dissipato durante il giorno da parte del sole era letale all’alba dopo che si era accumulato per tutta la notte. La concentrazione dell’anidride carbonica raggiungeva il 50% sul fondo del “lago”, mentre era del 35% a 10 centimetri di altezza, una percentuale questa in grado anche di uccidere un uomo—ma oltre i 40 centimetri la concentrazione calava drasticamente.

Durante il giorno rimaneva un po’ di diossido di carbonio nei 5 centimetri, si vedevano insetti morti sul pavimento dell’arena. E dentro la caverna, si è stimato che i livelli di CO2 siano tra l’86 e il 91 per cento, dato che non vi penetra né sole né vento. Gli archeologi salentini nel loro resoconto hanno anche dato risalto al lato turistico connesso alle proprietà della grotta.
Ai visitatori come detto erano infatti venduti piccoli animali e uccelli che potevano gettare sul pavimento dell’arena per vedere la potenza di Plutone o in sacrificio al dio ctonio stesso, e nei giorni di festa, animali più grandi qui venivano sacrificati dai Galli, i sacerdoti eunuchi di Cibele. Mentre il toro stava nel ‘lago’ con la bocca e le narici ad un’altezza tra i 60 ei 90 cm, i grandi sacerdoti si ergevano sempre in piedi all’interno dell’arena stando attenti che il naso e la bocca fossero molto al di sopra dall’alito mortale di Plutone. A volte si mettevano in piedi su delle pietre per essere più alti.

Immaginate quindi lo stupore degli spettatori nel vedere grandi e forti animali, possenti tori soccombere in pochi minuti davanti al Portale di Plutone, mentre i sacerdoti di Cibele rimanevano immuni a testimonianza del potere della dea o dei sacerdoti stessi. Gli archeologici sono propensi a credere che i sacerdoti fossero ben consapevoli delle proprietà della grotta e della sua arena, e probabilmente conducessero grandi sacrifici all’alba o al tramonto nei giorni senza vento per ottenere il massimo effetto. Potevano anche mettere la testa dentro o entrare addirittura nella grotta stessa durante le cerimonie di mezzogiorno per dimostrare la propria potenza, trattenendo il fiato per sopravvivere. Ma il mistero rimane, in quanto il ritrovamento di lampade a olio suggerisce che i sacerdoti si avvicinassero alla grotta anche di notte.

Fonte: ilportaledelmistero.net - Autore Claudio Foti
Fonte IGM: atlasobscura.com