Allunaggio falso un documentario sui segreti dell’ Apollo 11

Meier la storia e i contatti del Profeta degli Extraterrestri
Meier la storia e i contatti del Profeta degli Extraterrestri
12/09/2017
Ossessione per Marte
Perché l’umanità è così ossessionata da Marte?
16/09/2017
Allunaggio falso

Allunaggio falso dell’Apollo 11 il documentario
Siamo sicuri che l’uomo sia veramente andato sulla luna? I teorici del complotto sostengono che lo sbarco sia stato simulato in uno studio cinematografico. Dopo le missioni Apollo terminate negli anni Settanta, perché non vi siamo più tornati?

 Il 20 luglio 1969, alle ore 22.56 EDT (le ore 5.56 ora italiana del 21 luglio)

l’astronauta americano Neil Armstrong posava il primo piede umano sul suolo lunare. Siamo sicuri che l’uomo sia veramente andato sulla luna? I teorici del complotto sostengono che lo sbarco sia stato simulato in uno studio cinematografico. Dopo le missioni Apollo terminate negli anni Settanta, perché non vi siamo più tornati? La teoria del complotto lunare (in inglese detta anche Moon Hoax, frottola della Luna) è l’ipotesi complottista secondo cui le missioni del programma Apollo non avrebbero realmente trasportato gli astronauti sulla Luna, e le prove degli allunaggi sarebbero state falsificate dalla NASA, in una cospirazione condotta con la collaborazione del governo degli Stati Uniti. Secondo i teorici del complotto, le immagini degli allunaggi sarebbero riprese fatte in studio con l’ausilio di effetti speciali.

Tali teorie si basano su affermazioni non provate, su elucubrazioni e su apparenti impossibilità fisiche o tecnologiche nelle missioni o nelle riprese.

Nel 1999 un sondaggio della Gallup ha rilevato che il 6% dei cittadini statunitensi ha dubbi sull’allunaggio. Il consenso scientifico è che le missioni Apollo sono state reali e l’uomo ha indiscutibilmente camminato sulla Luna, come dimostrato anche da numerose prove indipendenti.

bill kaysing

La teoria del complotto lunare appare nei media per la prima volta nel 1976 con il libro Non siamo mai andati sulla luna (We Never Went to the Moon),dell’americano Bill Kaysing in collaborazione con Rendy Reid. Presso la Rocketdyne, un’azienda produttrice di motori a razzo.

Il ruolo di Kaysing era però di supervisione nella stesura dei manuali tecnici, non progettuale, e terminò nel 1963, diversi anni prima delle missioni Apollo.

allunaggio falso Apollo 11 il falso lancio

Nel suo libro, Kaysing afferma che la tecnologia degli anni sessanta non sarebbe stata sufficientemente avanzata da permettere un allunaggio con equipaggio; che la NASA, a causa della cattiva amministrazione di quegli anni, non avrebbe potuto ottenere il successo dichiaratamente ottenuto, e che la motivazione di NASA e Rocketdyne per fingere l’allunaggio sarebbe stata di natura economica.
Secondo Kaysing, l’incaricato a girare i filmati delle missioni sarebbe stato il regista Stanley Kubrick, già famoso per gli effetti speciali nel suo film 2001: Odissea nello spazio. L’incarico gli sarebbe stato assegnato sotto la minaccia di rendere pubblico il coinvolgimento del fratello Raul col partito comunista. Queste affermazioni contrastano però con il fatto che Kubrick non ha mai avuto alcun fratello, ma solo una sorella minore, Barbara Mary, nata nel 1934. Il filmato dell’allunaggio sarebbe stato girato alla Norton Air Force Base di San Bernardino.
Un’ulteriore prova del fatto che Kubrick non ha mai girato il presunto film dell’allunaggio in alcuno studio cinematografico, sono le recenti dichiarazioni della figlia Vivian, che definisce la questione “una menzogna grottesca”.
Quelle di Kaysing sono le prime affermazioni a carattere complottista sulle missioni Apollo ad essere pubblicate in un libro. Tali affermazioni sono ad oggi ritenute valide da alcuni sostenitori della teoria del complotto lunare. Nel suo libro A Man on the Moon, pubblicato nel 1994, Andrew Chaikin sostiene che teorie del complotto sugli allunaggi circolavano già ai tempi della missione dell’Apollo 8, nel dicembre 1968.

La piu’ grande truffa del secolo
(Tratto da THE DARK SIDE OF THE MOON di Todde Cristoforo – Amadeux MultiMedia network)

Il 25 maggio 1961, l’allora presidente degli usa, John Fitzgerald Kennedy annunciò pubblicamente che «lanciare un uomo sulla luna, facendolo ritornare salvo sulla Terra, prima che finisca questo decennio è l’obiettivo principale degli Stati Uniti» e ciò per inculcare orgoglio negli americani nei confronti del resto del mondo.
Fu l’inizio della corsa alla conquista della luna.
Alla NASA ebbero un sacco di buone ragioni per costruire la missione lunare, piuttosto che semplicemente ammettere che una passeggiatina lunare sarebbe rimasta materia di un racconto di fantascienza.
Continuarono a portare avanti il progetto Apollo durante gli anni Sessanta, ma la loro “riserva” fu l’Apollo Simulation Project (ASP). Quando capirono – grazie a studi scientifici fatti dai sovietici già nel ’59 – di non avere la tecnologia necessaria per realizzare la promessa di Kennedy giacché la fine del decennio era prossima, la scelta di dar corso all’ASP fu praticamente obbligata.
Molte persone pensano che la NASA creò una simulazione quasi perfetta, d’accordo col vecchio adagio che in una guerra la verità è la prima vittima.
Secondo questa teoria, la Guerra Fredda – allora al suo apogeo – non fu, l’eccezione.
Invece, la Guerra Fredda era già finita da parecchi anni ed era durata molto meno: dalla bomba atomica su Hiroshima nell’agosto 1945 alla prima esplosione atomica sperimentale fatta dai sovietici qualche anno dopo.
Hiroshima non fu il passo decisivo per la fine della Seconda Guerra mondiale come scrivono gli storici fessi, ma il primo atto della Guerra Fredda (il secondo sarebbe stato la Cortina di ferro). Poiché gli USA si resero conto di non essere più i soli a possedere armi atomiche, capirono di non poter conquistare il mondo in tempi brevi e quindi cercarono e trovarono un’alleanza con l’URSS per spartirsi l’Europa e le ex-colonie europee, processo ancora in corso come evidenzia la guerra franco-americana per il controllo delle risorse minerarie nel Congo/Zaire. Probabilmente gli USA svilupparono la tecnologia spaziale in cooperazione con l’URSS o comunque non la tennero all’oscuro.
In “Diamonds Are Forever” (1971), James Bond s’imbatte accidentalmente in un set cinematografico pieno di rocce su un fondale lunare e con un veicolo che assomiglia all’Eagle. Alcuni uomini in tuta spaziale si muovono lentamente come simulando una debole gravità. Bond fugge da un tipo che gli da la caccia, ma l’agente 007 sale sul modulo lunare e scappa. La scena non viene né ripresa né spiegata. Qualche anno fa, si viene a sapere che i russi analizzavano meticolosamente i filmati di 007 forse perché in questi films vi erano messaggi diretti a loro; effettivamente l’anno scorso viene fuori la notizia che alla lavorazione partecipavano apparati dello Stato.
Poiché, come abbiamo già detto, divenne evidente che la missione lunare risultava impossibile, la NASA diede corso all’Apollo Simulation Project, montato per il giubilo del popolo americano provato dalla guerra in Vietnam e dal movimento del Sessantotto. L’ASP fu architettato per prendere miliardi di dollari in sovvenzioni e proseguire coi progetti spaziali reali, e fu accettato dal establishment degli Stati Uniti come colpo propagandista per riaccendere il sentimento nazionalista messo in quel periodo a dura prova. La messinscena non fu fatta quindi contro l’URSS ma contro il proletariato americano.
Già alla fine degli anni Cinquanta, con i primissimi Sputnik, l’ingegnere napoletano Amadeo Bordiga – leader del Partito comunista d’Italia fino al 1930 e principale animatore della scissione di Livorno del 1921 – si avventurò in questo campo negando, per mezzo di calcoli matematici, che un “proietto” qualunque – per quanto forte e lontano lo si voglia sparare – possa seriamente e lecitamente sfuggire alla «terrestre gravità».
Per lui, erano «cifre e cifrette» oggettive, ma forse temeva che dopo le note vicende terrestri, già abbastanza trucide, gli umani si apprestassero a «impestare pure lo spazio cosmico».
Gli articoli apparsi su «il programma comunista» dal 1957 al 1967 hanno titoli inequivocabili, eccone qualche esempio: “Vera emulazione spaziale”, “Cronache della conquista ciarlatanesca degli spazi”, “Balle di alta precisione”, “Echo e i programmi fasulli”, “Micrometrici passi radiali alla conquista del cosmo”, “Follia spaziale in liquidazione”, “Tre colpi pubblicitari astrali”, “Niente allunaggio morbido, solo allunaggio bluffistico”.

La tecnologia usata dall’Apollo 11 per volare verso la luna era estremamente primitiva e il “computer” di bordo aveva meno memoria di una moderna lavatrice. Non esisteva nel 1969 una tecnologia in grado di svolgere la missione! Infatti, senza dare alcuna spiegazione, smisero di effettuare le missioni lunari nonostante avrebbero potuto sfruttare le immense risorse geologiche del nostro satellite.
Adesso viene effettuata una spedizione su Marte, perché una missione lunare sarebbe più facilmente verificabile dalle apparecchiature scientifiche e dai satelliti di altri Paesi.

La voce dalla base di Houston non tradiva alcuna emozione nonostante gli americani non si siano mai distinti per il fair play e ciò che stava accadendo non era certo un’operazione usuale, quella degli astronauti è piena di frasi tipo «good show», «fantastic» e le comunicazioni tra gli astronauti e la sala di controllo poi, sembrano per lo più lette da un accurato copione.

La NASA potrebbe aver effettuato una ricostruzione più o meno fedele della superficie lunare, in base alle foto effettuate dalle sonde spaziali prima del 1969 ed è risaputo che compiva le sue prove di “allunaggio” in un hangar che ricreava fedelmente la superficie lunare. Chiaramente è riuscita a spedire sulla superficie lunare attrezzature di ricerca in diverse occasioni ma in nessun caso mai con uomini a bordo.
Infatti le ultime ricerche scientifiche nel campo aerospaziale e medico provano che è necessario avere una barriera protettiva dello spessore di almeno due metri, per prevenire una “cottura” dell’uomo nello spazio.
Qualunque astrofisico non ha nessuna difficoltà a disporre oggi di tutti i dati necessari a provarlo e diversi studi sono diventati accessibili a chiunque.
Gli astronauti durante la permanenza nella navicella Apollo – e ancor più durante la passeggiata lunare – avrebbero dovuto quindi morire “rosolati” dalle radiazioni cosmiche e solari.
Non a caso gli studi sovietici nel campo erano più avanzati ed essi non mandarono più esseri umani nello spazio. Quando gli americani ebbero tra le mani questi studi si rassegnarono anch’essi.

A tutt’oggi non c’è alcuna prova che possa documentare l’allunaggio!

Apollo 11 il documentario sul falso allunaggio Ipotesi e realta

Il settantacinquenne William Kaysing che ha lavorato dal ’57 al ’63 come direttore delle pubblicazioni tecniche per il Rocketdyne Research Department (fornitore delle macchine per il progetto spaziale Apollo) non ha dubbi: «La NASA non poteva realizzare il progetto Apollo e i suoi dirigenti lo sapevano: alla fine degli anni Cinquanta quando lavoravo al Rocketdyne, fecero uno studio sulla possibilità di mandare uomini sulla luna.
La percentuale di successo risultò all’incirca 0,0017 per cento: praticamente senza speranza. Che la NASA fu amministrata in malo modo è ben documentato ed è molto più che inverosimile che sia passata da una situazione disastrosa a un successo totale: ciò è semplicemente contro ogni logica.
La NASA e Rocketdyne erano semplicemente alla ricerca di denaro; ho lavorato nel settore aerospaziale abbastanza a lungo per sapere che quello era il loro obiettivo principale.

Il paesaggio con le rocce lunari fu costruito in un loro laboratorio geologico, mentre il falso metraggio fu girato al Norton Air Force Base di San Bernardino. Avevano un set di apparecchiature, ognuna delle quali migliore di quelle di tutti gli studi cinematografici di Hollywood», spiega Kaysing, aggiungendo che «la persona incaricata fu nientemeno che il solitario Stanley Kubrick che aveva accesso a tutto».

Nel 1968, Stanley Kubrick fu segretamente contattato da ufficiali della nasa, rimasti colpiti da 2001: Odissea nello spazio e che gli presentarono un’offerta redditizia per “dirigere” le prime tre missioni lunari.
Inizialmente Kubrick declinò l’invito, ma la NASA minacciò di rendere pubblico il coinvolgimento del giovane fratello Raul, col Partito Comunista. Ciò potrebbe esser stato di un imbarazzo intollerabile per Kubrick, specialmente dopo la realizzazione de “Il Dottor Stranamore”.

Con un team per gli effetti speciali capeggiato da Douglas Trumbull, “creò” la prima e la seconda missione lunare in un edificio speciale di Huntsville, nell’Alabama. Per simulare la gravità lunare usò gru a ponti idraulici e sottilissimi cavi. In seguito si rifiutò di dirigere “Apollo 13” poiché gli ufficiali della nasa rifiutarono la sua sceneggiatura in cui la missione fallisce drammaticamente sostenendo che essa avrebbe potuto mettere a repentaglio l’immagine dell’Agenzia.

Ironicamente, qualche tempo dopo l’abbandono di Kubrick, decise di usare lo scenario della missione fallita, per cui fu arruolato Randall Cunningham, regista inglese poco conosciuto ma molto rispettato.
È ben conosciuto l’interesse di Kubrick verso la matematica teorica e in quel periodo si occupò di meccanica orbitale, consultando frequentemente Werner von Braun che curiosamente all’epoca viveva anch’egli a Huntsville.
Dopo alcuni incontri, Kubrick inavvertitamente ottenne un’elegante soluzione al problema della “libera traiettoria di ritorno”, problema che aveva assillato la NASA nel completare una missione lunare “reale”, ma questa arrivò troppo tardi in mano agli ingegneri della NASA per essere praticabile.

Ipotesi o realtà?

Fu molto facile organizzare tutta la messinscena perché la Nasa aveva un controllo totale su ogni avvenimento e tutto avvenne sotto stretto controllo militare.
Probabilmente, il razzo Saturn V con gli astronauti Armstrong, Aldrin e Collins a bordo, partì regolarmente ma, appena furono fuori dallo sguardo del pubblico, l’astronave si diresse verso il polo sud, espulse l’equipaggio e si schiantò nell’Oceano.

Nel frattempo, gli astronauti e gli uomini del Controllo della missione furono portati da parte in un corso meticolosamente progettato per ingannare il pubblico facendogli credere del viaggio sulla luna.
Dopo la spettacolare “missione lunare”, l’equipaggio e il modulo di comando furono caricati su un aereo militare da trasporto e gettati nel Pacifico per le operazioni di “recupero”.
Un’altra ipotesi è che rimasero in orbita terrestre fino al rientro nell’atmosfera per finire con un perfetto ammaraggio nel Pacifico.
L’ultima ipotesi è che non salirono neppure alla partenza e la navicella caduta in mare era vuota. Dopo il rientro, gli astronauti furono messi in isolamento con l’incredibile scusa di non contagiare con i germi lunari!
In realtà questa quarantena forzata fu necessaria affinché essi raccontassero a freddo la storia per essere meglio credibili.

Successivamente agli astronauti e ad alcuni tecnici fu fatto un lavaggio del cervello e furono sottoposti ad ipnosi per garantire la loro cooperazione nella truffa.

Il fatto che Aldrin sia diventato un alcoolizzato e che Armstrong è parecchio tempo che non parla più dell’avventura Apollo è un fatto che dovrebbe comunque insospettire (ha rilasciato solo 3 interviste!), tanto più che dovrebbe essere considerato un “eroe” americano con tutto ciò che ne consegue.

Poche persone tra coloro che lavorarono al progetto Apollo seppero della truffa e furono informati solamente di ciò che gli avrebbe permesso di operare. Una tantum, promozioni, e/o velate minacce potrebbero aver assicurato il silenzio di coloro che erano a conoscenza dell’intero progetto.
Non è un caso se tre alti dirigenti (leading investigators) della nasa abbandonarono il progetto Apollo il giorno stesso del “ritorno” dell’equipaggio dell’Apollo 11.

Finora la truffa era soltanto un’ipotesi, mancava ancora la certezza dell’imbroglio. La prova decisiva e sorprendente la si trova analizzando – fotogramma per fotogramma – i filmati che vengono presentati come girati sulla luna: le ombre divergono!
Questo ha una sola spiegazione: le ombre del L.E.M., degli astronauti e della bandiera non sono prodotte dal sole, che crea ombre tutte parallele, ma da una luce artificiale, da un bel lampadone cinematografico.
Questa è una prova che può fare chiunque analizzando i filmati “lunari”. Prendete ad esempio l’ombra di Armstrong che passeggia, analizzate il primo e l’ultimo fotogramma e calcolate a che distanza era la potente luce usata e quante luci hanno usato nel più bel film di fantescienza mai realizzato.

Fonte 1: marcostefanelli.com – Amadeux MultiMedia network
Fonte 2: wikipedia.org